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“Napoli. Interno. Giorno.”: il teatro quotidiano della città racconta Napoli tra i vicoli

"Napoli. Interno. Giorno"


foto di Maeva De Lucia
di Lorenzo Mineo

Non è facile raccontare una metropoli, per antonomasia luogo caotico, eterogeneo, crocevia di tempi e culture. Se poi si tratta di raccontare una città come Napoli, pregna com’è di vita pulsante e di contraddizioni interne, l’impresa è ancora più complessa.
Eppure, attraverso l’arte, diventa possibile trarre una sintesi e cogliere, dalla varietà di sfaccettare e particolarità, il senso complessivo che ciascun luogo serba in sé.
È questo il caso di “Napoli. Interno. Giorno.”, spettacolo itinerante tra le maggiori attrattive del “Napoli Teatro Festival Italia 2012”, che in appena tre ore di scena riesce perfettamente a interpretare lo spirito dell’essere napoletani, con i risvolti positivi e negativi che questo comporta.
La commedia, che lascia spazio a tante risate ma non si risparmia punte di pura amarezza, consiste in una storia semplice e di quotidianità, resa però nella maniera più originale e suggestiva: il dottor Marino, individuo spregiudicato e sempre pronto a qualsiasi magagna pur di ricavarne un rendiconto personale, arrivato al giorno prima delle ferie, si incontra con quello che per un mese dovrà essere il suo sostituto, il dottor Spedalieri, uomo onesto e integerrimo, caratterialmente agli antipodi col primo. Dovendo rendere visite domiciliari ai suoi pazienti, Marino si fa accompagnare dal collega (e naturalmente dal seguito di circa venti spettatori presenti), nell’intento di introdurlo ai metodi ben poco ortodossi con i quali dovrà abituarsi a trattare.
I due personaggi, magistralmente interpretati da Emilio Massa e da Roberto Cardone, incarnano ed emblematizzano le due facce della medaglia napoletane, e, attraverso i loro continui e inevitabili scambi di idee, rievocano il tipico conflitto tra la furberia qualunquista del delinquente e la fermezza severa dell’onesto, ricordandoci in quale deriva rischiamo di incappare quando viene meno il rispetto delle regole.
Sicuramente questa morale è mantenuta viva nello spettatore dalla notevole prova che dà la compagnia, ma un plauso va soprattutto alla regia di Carmine Borrino, che grazie a una giusta adattazione di un soggetto originalissimo come quello di Beatrice Baino, riesce pienamente in un’operazione metateatrale dove realtà e finzione sono divise da una linea quanto mai sottile, che da vico San Biagio dei Librai percorre i vicoli e il cuore di una città che è essa stessa un enorme teatro, di cui noi, cittadini affezionati, siamo ogni giorno attori inconsapevoli.