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“In guerra per amore”: come gli americani vinsero la guerra con l’aiuto della mafia

52649di Marco Chiappetta

TRAMA: 1943 – L’ingenuo Arturo Giammaresi (Pif), immigrato palermitano a New York, per impedire che l’amata Flora (Miriam Leone) finisca moglie del rampollo di una famiglia mafiosa, decide di partire per uno sperduto villaggio siciliano e chiedere la mano della ragazza al padre. Così, si arruola nell’esercito americano pronto allo sbarco nell’isola, ma a contatto con l’orrore della guerra e con l’idealista tenente Philip Catelli (Andrea Di Stefano), Arturo, oltre a inseguire il proprio sogno d’amore, maturerà un senso di consapevolezza sulle ambigue strategie degli americani e sui loro stretti rapporti con la mafia locale, finalizzati sì a distruggere l’ordine fascista ma a crearne un altro, non meno feroce.
GIUDIZIO: Alla seconda prova come regista, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif affronta nuovamente il tema della mafia in Sicilia, usando ancora una volta come fondo la Storia italiana e la storia, più piccola, di un amore impossibile, senza nemmeno cambiare i nomi ai protagonisti, e restando fedele a quell’ironia naif ma sagace che ne contraddistingue lo stile. Così, con il tipico archetipo sentimentale e una serie di trovate di ottimo humour, l’autore siciliano scandaglia un capitolo cupo della storia italiana e rintraccia, non senza una certa retorica addirittura esplosiva nel finale (complice anche la musica melensa di Santi Pulvirenti), le origini di un male che il governo americano, come ha fatto anche altrove nel mondo, ha nutrito e pasciuto. Al di là di certo macchiettismo, di tentazioni didascaliche e momenti piuttosto superflui (uno dei due vagabondi ladri che scopre un’attrazione omosessuale verso l’altro o l’incompiuta vicenda di una giovane madre sicula), il film ha un messaggio chiaro e forte, affrontato con leggerezza e intelligenza, facendo riflettere e divertire. A parte il personaggio del tenente Catelli, innamorato di una morale non istituzionale, l’immagine iconica degli americani eroi liberatori viene finalmente sbugiardata. Pif non è un uomo di cinema, e talvolta si vede, sia nella regia un po’ televisiva che nella recitazione (che non c’è: interpreta il suo personaggio pubblico), ma sa efficacemente prestare le sue idee e i suoi pensieri a una buona causa e con mezzi quantomeno funzionali.
VOTO: 3/5