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Si riaprono le mobilitazioni: gli studenti contro la Buona Scuola di Renzi

3di Mattia Papa

Si riapre la stagione delle mobilitazioni studentesche. La data del 12 marzo, lanciata dal Unione degli Studenti in tutta Italia, ha riportato 50 mila studenti tra le piazze delle città.

A Napoli la mobilitazione è partita da piazza Mancini e ha attraversato piazza Garibaldi, l’omonimo corso, per poi arrivare a piazza Carlo III e percorrere via Foria. Proprio su via Foria, gli studenti medi e universitari, si sono imbattuti in diverse scritte e adesivi di Casa Pound, fino ad arrivare alla nota sede dove hanno trovato uno schieramento di polizia a difendere il palazzo.

“Il diritto allo studio non si ferma alle mura scolastiche – dichiara Luca Cioffi, responsabile dell’organizzazione regionale dell’UdS Campania – ma bisogna garantire a tutti gli studenti un libero accesso ai saperi e a tutti i luoghi della formazione. Tutto questo è previsto dalla legge regionale sul diritto allo studio, approvata nel 2005, ma mai finanziata in questi dieci anni. Il diritto allo studio è una priorità in una regione soffocata dalla criminalità organizzata e dove un ragazzo su tre non va a scuola”.
“La giornata di oggi è stata una giornata importante – continua Raffaele Guarino, Coordinatore regionale dell’UdS – perché abbiamo lanciato un chiaro segnale al Consiglio dei Ministri che si terrà nel pomeriggio. Abbiamo dimostrato che gli studenti vogliono una scuola diversa e la costruiscono giorno dopo giorno assieme ai docenti nelle scuole e nelle città. La mancanza di ascolto e la volontà del governo Renzi di andare avanti sulla sua strada senza interpellarci è intollerabile. Ma noi non facciamo passi indietro e siamo pronti a mobilitarci nuovamente affinché la scuola sia pubblica e gratuita e per costruire un modello di valutazione diverso, non basato su merito e competizione”.

1Anche il Coordinamento universitario Link Napoli è sceso in piazza, aderendo alla giornata di mobilitazione. Come si spiega nel comunicato stampa dell’organizzazione, “il governo Renzi deve rispondere delle proprie parole e delle proprie azioni dinanzi a tutti i cittadini del Paese, partendo in primo luogo da coloro che vivono i luoghi della formazione e che da anni vengono ignorati e continuamente sfruttati, svenduti ad un sistema della formazione sempre più finanziarizzato e ammanigliato con il sistema economico del classismo e della divisione sociale, difendendo e permettendo alle fazioni di estrema destra di trovare un terreno di agibilità, e difendendole a spada tratta schierando le forze dell’ordine dinanzi alle loro sedi”.
Link Napoli aveva già manifestato il 27 febbraio con il presidio a Palazzo Santa Lucia contro la Regione Campania e i suoi debiti verso le A.Di.S.U. afferenti alla Federico II e all’Orientale. Oggi, invece, hanno manifestato contro “un Governo – come si legge dalla nota – che pubblicamente attesta la divisione in atenei di seria A ed altri di serie B, che finanziarizza la Scuola, che conferisce un potere criminale ai Presidi e che taglia sempre più il Diritto allo Studio, sia a livello nazionale, che nelle suo appoggio alle politiche di austerità nelle Regioni”.

Con il #12M – usando l’hashtag che negli ultimi giorni ha invaso la rete insieme a #nonunpassoindietro – si riaprono le mobilitazioni contro un Governo che si ostina a non ascoltare le parti sociali contrarie alle politiche che da diversi anni si stanno approvando nel nostro paese. Ed è quando realmente ci si scontra con un qualcosa più grande di qualunque provvedimento (anche se la definitiva abolizione dell’articolo 18 è già di per sé un gesto efferato verso l’andamento e il futuro di un’intera nazione) come quello che dovrebbe riformare i processi di formazione delle future generazioni – oltre che l’immediato futuro dei precari della scuola – che Renzi rallenta e pone la discussione sul piano di un disegno di legge che deve passare attraverso le discussioni parlamentari. Sarà per sigillare con la responsabilità di una legislatura intera una riforma che definitivamente distruggerà la formazione pubblica del Paese (finanziando i privati mentre si definanzia il pubblico, creando distinzioni tra gli studenti, tagliando le borse di studio, riformulando il potere dei presidi trasformandoli in “sceriffi” come si è ormai soliti appellarli tra gli studenti, etc.) oppure perché, effettivamente, questo è troppo anche per l’enfant prodige del Pd, Matteo Renzi?

Il Consiglio dei Ministri avrà di che parlare, oggi. E non potrà non fare i conti con i milioni di studenti scesi in piazza per gridare che questa Buona Scuola loro non la vogliono.